about - openeye

The Genesis

Over the past decade, Tom Vack has widened his aesthetic endeavours to new realms other than his applauded work as a design photographer. Expanding his photographic experiments and applying them towards varied themes, which draw inspiration from nature and from observations other than the studio. The OpenEye project collects this part of Vack's activity, conveying a new vision of seeing a reality, through his photographic eye that intends to freely capture what surrounds it, and then in the reworking of the images, transforming them into a new liquid point of view.

OpenEye consists of several large-scale work cycles, a format that does not betray his cultural background, with a precise reference to the great tradition of American photography, works that wink at Pop Art and abstract expressionism. His photographs convey a message linked to a concept very relevant to him, that of overlapping. An overlap that has become his stylistic code, stratifications that synthesise the concept of seeing, abolishing the conceptual boundaries between natural and anthropic up to his most recent compositions, merging the plant world to corpus phantasticum.


La Genesi

Nell’ultimo decennio, Tom Vack apre il suo percorso professionale a sviluppi diversi rispetto al suo consueto lavoro come fotografo di design, ampliando le sue sperimentazioni fotografiche e convogliandole verso progetti variegati, che traggono anche ispirazione dalla natura e da ambientazioni diverse dallo studio. Il progetto OpenEye raccoglie questa nuova parte dell’attività di Vack, trasmette un nuova visione del reale, attraverso un occhio fotografico che intende catturare liberamente ciò che lo circonda, per poi fare un lavoro di rielaborazione delle immagini trasformandole in un punto di vista liquido e fluido.

OpenEye si compone di diversi cicli di lavori di grandi dimensioni, un formato che non tradisce il suo background culturale, con un rimando ben preciso alla grande fotografia storica americana, opere che strizzano l’occhio alla Pop Art e all’espressionismo astratto. Le sue fotografie veicolano un messaggio legato a un concetto a lui molto caro, quello della sovrapposizione, un overlap diventato cifra stilistica, stratificazioni che sintetizzano il concetto di paesaggio, abolendo i confini concettuali tra naturale e antropico fino ad arrivare alle composizioni più recenti, fondendo il mondo vegetale al corpus phantasticum.




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